14. Bali ancora

Monkey Forest, Ubud – Bali

Sabato 28, dopo la visita al tempio delle scimmie, andiamo a vedere la cremazione, Ngaben, come si dice in balinese. Ubud e molti altri villaggi nelle vicinanze, se non di tutta l’isola, sono da giorni in fermento per la cremazione di un membro della famiglia reale, il principe Tjokorda Putra Dharma Yudha, morto il 7 Luglio. Ci dicono che da venti giorni centinaia di persone si stanno dando da fare per costruire tutto l’occorrente per la cremazione: la rampa di bambù, la torre (Bade), il toro, i simulacri di personaggi a grandezza naturale, le gigantesche maschere rituali. Padiglioni di tessuto bianco, colore del lutto, raccolgono le offerte, corone, oggetti e pacchi dedicati al defunto. L’enorme toro decorato d’oro, verrà bruciato con la salma al suo interno per facilitare il viaggio nell’aldilà del principe.

Cremazione reale, Ubud – Bali

Il tutto inizia nel tempio parte della residenza reale, musiche ipnotiche si diffondono nella via principale stracolma di gente. Fa caldissimo e non c’è vento. Elena mi dice di sentirsi un po’ male e si allontana. Io rimango tra la folla per fare alcune foto, ma tenendola sott’occhio mi accorgo che è il caso di lasciar stare lo spettacolo. Mentre cerca di riprendersi sedendosi sotto ad un albero lungo il muro che circonda il tempio, una famiglia scandinava ci viene in aiuto, offrendole dell’acqua e un integratore. Le due ragazze, sorelle immagino, nel frattempo si sentono male pure loro!

Lasciamo Ubud a malincuore nonostante la cerimonia non sia finita, ma abbiamo voglia di mare. Ci avviamo verso Padangbai, dove per parecchi mesi visse Giorgio Bettinelli. E cerco di immaginarmelo li, nel suo bungalow sulla spiaggia, con la zanzariera bianca ben sistemata sopra al letto alla luce della lampada a petrolio, quando Wayan gli “regalò” la sua prima Vespa come saldo di un debito. Cerco di ricordarmi i suoi racconti e di capire cosa potesse essere quella che lui definiva la sua “affinità elettiva” con l’Indonesia.

Cremazione lunga la strada per Padangbai – Bali

Raggiungiamo la spiaggia segnalata dalla guida. Una bella spiaggia di sabbia bianca circondata da palme. Ma a dir la verità, niente di così incredibile. Made, il gestore di un warung ci invita a passare la notte li, nel suo locale. Ci offre lettini comodi, doccia e riparo dal vento con gli ombrelloni. In più una magnifica cena a pochi soldi, perché non siamo turisti ricchi. L’idea è allettante, una notte in spiaggia, da soli, sotto le stelle, a Bali. Ci pensiamo, ordiniamo il pranzo e cerchiamo di arrivare ad una decisione. Il mio Nasi Goreng (riso fritto) e i Mee Goreng (noodles fritti) di Elena fanno schifo nonostante una fame che fa borbottare il mio stomaco. Decisione quasi presa. Elena dice di non stare bene. Ce ne andiamo.

La località più vicina è Candidasa. Localtà decisamente poco attraente ma affollata da australiani e con prezzi inspiegabilmente alti. Ci fermiano da Ari’s homestay, una decina di stanze al massimo, lunga la via principale rumorosissima. La camera è pulita come reclamizzato nell’insegna, ma ho voglia di rilassarmi e il traffico incessante non mi convince. Usciti dalla stanza, il proprietario, un sessantenne australiano con una pancia rotondissima e occhi chiarissimi, ci invita a prenderla. Dice che “it’s all fully booked in town, you’d better take it my friends. Yes, it’s not so cheap, but rents here, man, are so fucking high!”. Se ne va, noi discutiamo se restare o meno. Io preferisco l’Iguana, un piccolo villaggio di bungalow a pochi passi dalla spiaggia, decisamente più sporco e con meno possibilità di conoscere gente, ma più accogliente. Ed ecco che due esempi di bionde da spiaggia californiana, si avvicinano e “you guys should really stay in this place. It’s awsome!! Rooms are clean and breakfast is really big, huge. You really have to stay here.”, e alzando i pollici di entrambe le mani e facendoci l’occhiolino, ci salutano andandosene in spiaggia, dall’altra parte della strada. Se fossi stato con un amico in cerca di avventure, a prescindere dal posto, l’ignoranza ormonale maschile avrebbe preso il sopravvento e senza dubbio sarei rimasto li. Ma in questo caso sono più razionale, e questa sceneggiata patetica mi spinge a tornare all’Iguana, ma Elena insiste. Non mollo quasi per paura che pensi che siano state le bionde a convincermi -infatti dopo pochi minuti dirà con leggerissimo tono scherzoso “ti sei fatto intortare dalle bionde!”- così lanciamo una monetina. 500 rupie che diranno Iguana, scelta che si rivelerà dopo poco, sbagliatissima.

Elena sta sempre peggio, entriamo nella stanza e si butta a letto, senza forze e con la febbre che sta salendo. In bagno scopro non esserci l’acqua. Per almeno cinque volte tornerò in reception per chiedere che venga sistemato il guasto, ma invano. Rimarremo senza acqua fino al giorno dopo, quando incazzatissimo, chiederò per l’ennesima volta di risolvere il problema.

Ormai è buio, sono stanchissimo, non abbiamo cenato, la fronte di Elena scotta, non c’è nessuno nei bungalow vicini se non una vecchia antipatica che tiene sempre in mano una Sampoerna, le sigarette indonesiane con i chiodi di garofano. Vorrei lasciarmi andare e dormire, ma non ci riesco, leggo il capitolo “Sanità” della guida almeno tre volte, tengo in mente i sintomi delle varie febbri tropicali, segno indirizzi e numeri di telefono delle cliniche con standard occidentali.

La notte magicamente svanirà, la mia stanchezza rimarrà pressoché invariata ed Elena si sentirà leggermente meglio. Al momento di pagare decido di non corrispondere il prezzo pieno, dato il servizio penoso. Ragiono sulla correttezza del mio ragionamento. Come al solito sono pochi insignificanti Euro per me. Giusto o sbagliato? Sono sicuro di essere nel giusto, ma più probabilmente ho bisogno di prendermela con qualcuno per scaricare la tensione e trovare le forze per fare i cinquanta chilometri che mancano per Sanur, trovare una stanza, riportare il motorino ad Ubud, una trentina di chilometri a Nord, prendere i bagagli lasciati a Nyoman e tornare in autobus a Sanur. Decido che è giusto dare i due terzi del prezzo. In fondo abbiamo dormito lì e alla fine la doccia l’abbiamo fatta. Appena lo dico alla proprietaria, in modo tutto sommato gentile, mi sento rispondere in tono arrogante. E li decido una volta per tutte che ho ragione e che la trattativa la vincerò io, e come un animale ferito, ribatterò colpo su colpo senza lasciare il minimo spiraglio di possibilità all’avversario che piano piano rilasserà i lineamenti ed incasserà la sconfitta.

“You take this money or I don’t pay at all! I think my offer is reasonable.”

“You pay or I call police”

“Call the police, I’m here”, e per una frazione di secondo mi vedo a spiegare la storia ed un poliziotto indonesiano che non parla inglese, con lo sguardo arido di chi difende un suo simile offeso dall’arroganza di un occidentale bianco. Ma sono troppo infastidito, abbandono il pensiero e tengo fisso lo sguardo negli occhi di lei, che abbassa inesorabilmente le difese:

“All bungalow same problem, no water. You pay, I already give you special price.”

“I’m sorry, either you take this money or I don’t pay at all, do I make myself clear?”, controbatto appoggiando i soldi sul bancone con freddezza. Lei, mestamente, li prende, scriva “pay” sulla ricevuta e ce ne andiamo. Continuerò a chiedermi se sia stato giusto o meno per tutto il viaggio fino a Sanur, ma l’adrenalina, di natura giusta o sbagliata che sia, mi darà le forze per concludere la giornata. Mi sembravi tu, Ben. Tale e quale. Una rabbia e una determinazione che non avevo da tempo. Tu certi dubbi non li avresti avuti, credo. Avresti combattuto in modo ancora più deciso mandando pure a fanculo la cicciottella signora balinese. Mentre a me infondo, a fine giornata, dispiacerà, nonostante sappia che in Europa certe problemi non me li sarei fatti. Ragionando sulla forma della mia compassione serale e su quanto, un ambiente e una società diverse possano cambiare le nostre valutazioni. Pensando che forse, sono questi piccoli episodi  che durante un viaggio, ci fanno uscire dalla nostra visione confezionata del mondo e mettono in discussione la scala di giudizio che abitualmente utilizziamo.

Troveremo una stanza a Sanur senza troppe difficoltà, ma nemmeno molto facilmente. Per la seconda volta in un giorno, ma non l’ultima, la mia determinazione porterà ad ottenere un ottimo prezzo per la stanza più lussuosa del viaggio, aria condizionata, acqua calda e colazione. Elena si sentirà molto meglio, tanto da riuscire ad accompagnarmi ad Ubud, forse spinta dalla promessa di fare shopping. Compreremo dei ricordi di una città che ci è entrata nel cuore lentamente ma in modo deciso. Contratterò un sarong al mercato ottenendo un prezzo stracciatissimo rispetto al prezzo di partenza e finalmente, mi lascerò andare in un sonno profondo e rilassato, in un letto pulito e comodo come non succedeva da molto tempo.

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